Prima o poi arriva il tempo per tutto - 2014

19 gennaio 2014


In quest’anno come non mai ho imparato che il tempo arriva, per tutto.

Da emigrata, e per non dimenticare il contesto madrileno, che resta sempre il fulcro intorno al quale girano vite diverse, avventure, girano soldi e girano lavatrici, anche in un contorno accelerato come questo, dobbiamo abituarci alla pazienza. A parte il fine/inizio anno, e a chi mi chiede continuamente: c’è crisi? vorrei rassicurare sul fatto che se la crisi c’è nei grandi discorsi globali e dove la mia intelligenza di intrattenitrice non arriva, la crisi può non esserci se ce la togliamo di torno. A Madrid si trova lavoro se si vuole, ho visto gente lottare, ma ho anche visto gente non accontentarsi e trovare il proprio obiettivo. Spero che chi è qui possa i confermarlo, e che chi no, beh meglio cerchi un’attitudine più positiva e la motivazione grande, di star bene. Credo che se non avessi avuto tante spinte al mio bisogno di essere indipendente e liberarmi dei problemi, probabilmente nemmeno sarei dove sono. Forse è già stato discusso per altri aspetti, ma vorrei ribadire che soprattutto nel tema lavorativo, agli spagnoli piace molto lamentarsi, e alla fine, solo alcuni decidono di sfruttare le opportunità di Madrid e delle reti sociali per prendere una decisione: andarsene dalla Spagna? alla fine devono ammettere che si sta troppo bene. Tutto arriva con fatica anche qui, anche tra un botellín e un altro, tapas baratas, e “garrafones” nelle discoteche,  va tutto bene quando dipende da noi.

     Spostando il tutto a un microcosmo qualunque, è quando ti bloccano in quell’irrazionale che non è proprio tuo, che ti senti perso, non lo puoi controllare, e la sofferenza che vuoi soffocare è proprio quella con cui devi convivere un tempo, e lasciarla con te finché non sarà lei ad andarsene. Credo che lo faccia gradualmente, allontanarsi, ma poi arriva uno di quei giorni in cui dici “oggi” e sai che è l’ultima volta che verserai una lacrima in più per quella piccola croce della tua vita. Anche se ce ne saranno altre, la vita è bella perché è così. E in un momento vedi chiaramente la saggezza innocente di quella cara amica che: "dalle cose che ti fanno male bisogna stare lontano", blocchi tutto come fosse un’opzione di privacy in social network e cerchi di aggrapparti a piccole cose che aiutino. Inizialmente riempi vuoti, i vuoti della non sofferenza, che a volte non sono altrettanto ideali, ma fanno parte di un percorso naturale. Ti aggrappi a quei propositi, che l’anno nuovo aiuta. E non sono d’accordo che mai i buoni propositi si portino a compimento. Certo se la maggior parte delle volte servono a chi li fa per mettersi l’anima in pace e sentirsi meglio per un mese, per poi tornare a frustrazione ancora più grande nel non averli compiuti, servono anche a chi dice che non li fa tanto non li compie, perché evidentemente crede di non aver nulla da migliorare o non ha voglia di impegnarsi a provarci. Devo ammettere che nonostante le forze di volontà più grandi riescano, non sempre è immediato il successo, soprattutto se i propositi sono tanti. Ma maturandoli, con alcuni si inizia male, quel’”oggi” vale anche per loro, che al contrario dei ricordi dannosi allontanandosi, quelli entrano poco a poco, dobbiamo solo essere aperti a sacrificarci per un breve tempo, ma anche quello nel fondo fa bene. Il godere tutto al massimo fa esplodere. Esplodi come dopo aver mangiato tanta cioccolata da non poterne più, da fare tanto amore che ti fa più male, da veder tanta incoerenza da passarti la voglia di cercare. E allora lasciamo spazio ai ricordi di tutti i tipi, a quelli più assurdi, dejavu di  concerti di tanti anni fa e altri più recenti, persone che si incrociano. E resti li, in quel limbo tra star bene ed essere felice, che non sono la stessa cosa.
Buon mese di buoni propositi a tutti, buon "oggi", buona ricerca.


Le tappe di... Madrid

10 settembre 2013

Il tempo a Madrid passa con le sue stagioni. Ma la cosa incredibile, è che chi vive a Madrid non è mai come se vivesse nella stessa cittá. È un movimento continuo, spostamenti persone infinite, il microcosmo dei nostri quartieri e le persone dello stesso cammino ogni mattino. Alcune le incroci con lo sguardo per settimane, e poi all'improvviso non più  Madrid è una cittá che accompagna in tante tappe, anche chi le brucia. Possono passare quasi 2 anni qui, e guardarsi indietro come se ne fossero passati molti di piú, come se fossimo cresciuti molto di più, come se le opportunità ci avessero sorriso anche quando il morale non ce lo faceva riconoscere. A Madrid si possono scoprire nuovi gusti musicali, ballare indie, provare nuovi sapori, una specialità per ogni gusto: ami il Gin Tonic, ti porto in un posto dove potrai trovarne 10 tipi diversi. A Madrid puoi condividere una appartamento da Erasmus, un appartamento con l'amico piú fratello del mondo, e vivere solo. In una città cosi, vivere soli probabilmente è un passo che si fa quando si ha già le radici e si è cresciuti un po' di piú. E c'è un appartamento bellissimo, occupato da una ragazza che si sente sempre giovane, che esce sempre di festa, che lavora tanto ma preferisce uscire presto, e andare a correre al Retiro... in un quartiere che si chiama Alonso Martinez. Questo quartiere pieno di gente "tirata" di giorno, la sera e ricca di locali: la piazza d'estate piena di "terracitas", per una birretta così informale, e per le vie un sacco di ristoranti e negozi chic. Il ristornate vietnamita dove ricordo qualche pranzo di lavoro, il negozio di abbigliamento femminile che sembra una serra, pieno di piante o fiori ovunque. Attraversato il quartiere, si arriva al perpendicolare Paseo de Recoletos, e da li il Retiro a un tiro di schioppo. Basta cambiare quartiere e sentire delle emozioni diverse, come aver cambiato cittá. Ho sempre pensato che uno delle parti piú affascinanti della mia città fosse Plaza de Cibeles, e tenerla alle spalle per guardar Gran Via. Ma quando abiti dall'altra parte della cittá è un po come se fossi sempre un turista. Uscire di casa al tramonto con la tuta da running e passare per quel cammino, lasciarsi la puerta de Alcalá alle spalle e correre al Retiro, é tutta un'altra esperienza. Questo parco è assolutamente enorme. Credo che mai l'ho visto veramente, e correndo per 8 km ancora non è sufficiente. Basta cambiare percorso per trovarsi in un angolo nuovo. Il pomeriggio settembrino ancora caldo permette approfittare ai gruppi di skateboardders (non esattamente il mio sport preferito, solo perchè sono una runner!), di roller blader, e degli sport piú disparati. Di persone che trovano il loro equilibrio con la yoga e altre leggendo un copione da recitare all'aria aperta, senza far caso a nessuno. Ma la cosa piú incredibile, è arrivare al tramonto sul lago: si possono vedere ovunque mille foto di quel lago, ma non sará mai la stessa cosa che arrivare a quel punto del tramonto annuvolato. Oggi era cosi, il cielo improvvisamente rosa pallido si rifletteva su quel lago esattamente nelle sue stesse sfumature. 

Probabilmente è proprio vero, quello che vediamo non è reale, è solo frutto della nostra interpretazione. Lo è tutto, anche quel rosa che vedi sul lago. Io spero che chiunque si avvicini a Madrid lo faccia con questa serenitá, perchè leggere parole di un blog non sarebbe la stessa cosa che viverla. Probabilmente i colori sono frutto della nostra anima, e il bianco e nero puó accompagnarci, nella solitudine di un film muto, anche se siamo qui, a Madrid, la viva per eccellenza, la più variopinta, di etnie colori e razze (dicono che si possono incontrare orsi panda tra la fauna locale). 

Ma nessun posto è come casa nostra, la casa che abbiamo scelto.  E da lí possiamo partire per accogliere solo chi ha un valore molto speciale.  

Vivere e-migrando

23 luglio 2013

In coda all aeroporto: imbarco per Madrid. 

Un Ipad ci aiuta a passare il tempo. Quante volte qui ormai,quanti voli di andate e ritorni, senza sapere più qual è uno e quale l'altro. Sentirsi stranieri nella propria terra in realtà è affascinante e attira l'attenzione, soprattutto quando realizzi quello che hai sempre voluto fare. Quella sensazione in cui ti fermi, sei solo, osservi intorno a te e pensi: alcuni anni fa immaginavo proprio questo. E adesso ce l'hai... Ma non é mai possibile essere realmente felici? Quando ci si abitua ad ottenere cio che si vuole con le proprie forze, perdiamo la capacita di gestire ció che non dipende da noi e non va esattamente come vogliamo. E ti accorgi che ci sono troppe cose e la vita non basta per fare tutto. Si coltivano amicizie, ma non amori, lavoro, ma poco studio...siamo in balia di un tempo tiranno. Persone care che si sposano e ti fanno sentire il tempo che passa, e una sana invidia per quello che hanno ma una paura di sfondo... Ci sarà mai il tempo per coltivare qualcosa di diverso da noi stessi? La vita all'estero per noi emigrati ci riempie, Madrid ci ha invasi con la sua magia e la sua voglia di vivere, ma ci fa perdere di vista altro, nella sua grandezza perdiamo piccoli pezzi di puzzle. Tanti fortunati hanno potuto crescere e condividere con qualcuno, e legarsi a una persona è quello che piú radici fa crescere. Ma le radici sono quello che a volte non vogliamo, non cerchiamo di far crescere, ma inevitabilmente dove siamo per un lungo periodo, esse succhiano le nostre energie anche se non vogliamo. Restiamo indipendenti, ma c é quella voglia - o non voglia - di "tornare". A volte ci creiamo  legami sbagliati, ma la fortuna di essere liberi non ci crea speciali scompensi. Ci leghiamo piu a  oggetti e  a piaceri. Nulla a lungo termine, perche il nostro soggiorno sembra sempre a breve termine. Quello a casa, quello nella nostra cittá. Non sappiamo dove saremo non abbiamo certezze, ma pensiamo sia meglio essere consapevoli che rifugiarsi in certezze che in realtà un domani potrebbero abbandonarci `altrettanto pericoloso. Eppure quel bisogno non ci abbandona, come possibile ricerca naturale dell umanità, cercare continuamente risposte. 

Dicono che si deve imparare a farcela da soli, dicono che non si può dipendere da nessuno, che bisogna prima saper contare su se stessi se si vuole formare una qualunque associazione umana: alla fine sempre e per natura cerchiamo agglomerati, gruppi di colleghi, di amici per uscire di amici per conversare, di un compagno di viaggio, di una relazione. E lo cerchiamo perché non bastiamo a noi stessi, non bastiamo per essere felici. E alla fine se sappiamo stare bene con noi stessi, unirci ci rende migliori. E arriva quel momento in cui bastiamo a noi stessi ma non siamo felici.  In questo blog abbiamo spesso alternato random status con questo tema, e sembra che alla fine sia proprio la condivisione la chiave di ogni cosa, anche di questa lettura che stai facendo, lettore. Non so se potró esserti di aiuto, ma forse con la tua lettura potrai trovare delle chiavi e delle interpretazioni che si plasmino sulla tua vita, perché in fondo siamo tutti in viaggio, e non e necessario migrare. 

Ultima chiamata per i passeggeri del volo per Madrid delle 8.50, prepararsi per l'imbarco.

L'Amore e il terreno fertile

19 maggio 2013
Ci sono dei momenti della vita in cui soffriamo talmente tanto, che l'unica cosa che abbiamo voglia di fare è sprofondarci e non pensare ad altro che non sia piangere. Sono momenti in cui una cosa storta tira un'altra, e cosí ci sembra di finire in un loop negativo e la tipica frase "capitano tutte a me"  è l'insulto quotidiano contro ilo mondo. E di solito questi momenti vengono da uno dei motori più grandi del sentimento umano: l'Amore. Mai come in questa fase della mia vita ho imparato cose dall'Amore. Ho capito che in una parola ne racchiude tante, che non è uno solo, non è un' idolatria o un'utopia unica e definita, non è il finale della Disney, dove il male viene sconfitto e due umani si sposano felici e contenti. No, non mi aspetto più tutto questo. Ho visto Amore per le strade, nelle discoteche, Amore di facebook, Amore tra amiche e amici. E ho visto Amori che sono iniziati, e che non sono mai finiti. A volte lasciamo andare qualcuno, a volte ci lascia andare. E non è banale, è quando ci lascia andare che fa più male. Ma finalmente ho capito che la cosa più importante è essere completi in noi stessi. 

Solo nel momento in cui non avremo bisogno dell'altro e di nessun altro, avremo il terreno davvero fertile per poter amare, e questo terreno fertile dev'essere condiviso, tra noi e l'altro. Quando dico che non credo nell'anima gemella, nella "mezza arancia", è perché non credo che ci sia una persona nell'universo che va bene per noi. Le persone possono essere migliaia, o milioni, ma dobbiamo trovarla nel momento in cui il terreno sia pronto per essere seminato, il nostro, e quello dell'altro. E non è così facile. Quante volte nella vita è finita una relazione, quante volte abbiamo sofferto pensando di esser di meno, inferiori, perché venivamo lasciati? Pensavamo che quella persona fosse giusta per noi, che fosse l'unica nell'universo, e facciamo di tutto, com'e normale nell'esser umano, per riprendercela, magari sbagliando, in una continua instabilità e fragilità. 

Ma non è cosi. Noi siamo sempre gli stessi, abbiamo alcuni difetti, come tutti, ma una storia che finisce, o un amore che ci lascia, non è il metro di misura per valutare la nostra persona. Chi abbiamo intorno, quanti ci amano, come lavoriamo, quante soddisfazioni ci da la vita, quanti obiettivi raggiungiamo, quante cose scopriamo ogni giorno che ci riempiono  e ci stimolano, quanti orizzonti ci apriamo con ogni dialogo con una persona nuova, con ogni viaggio, un viaggio che facciamo anche senza spostarci dalla nostra stanza, semplicemente scrivendo o parlando con una persona cara dall'altra parte dell'Europa. Questo siamo noi, e anche se un disamore può renderci fragili e infinitamente tristi, più tristi di qualunque altra cosa importante della nostra vita, è sicuramente un passo in avanti e non indietro. Un passo verso trovare noi stessi, verso l'essere migliori, il saper perdonare, il poter guardare l'altro senza paura. 

Ho visto amori iniziare, durare, finire, restare in bilico, tradire, diffidare, avere paura. Ma questo siamo noi, ognuno nel nostro mondo, e non abbiamo bisogno di qualcuno. C'è solo una cosa che non può essere rimpiazzata in tutto questo: la condivisione. E quello che più ci manca. Ma proprio per condividere, abbiamo bisogno che quel terreno sia uniforme, che non ci sia nessuna zona arida, nè dal nostro lato nè dall'altro. E non possiamo permettere che secchi anche la nostra terra. Piuttosto, è meglio mettere un confine, e continuare a coltivare la nostra terra, finché non arriverà il vicino giusto, quello che si sarà preso cura del terreno tanto quanto noi, e con cui solo allora potremo condividere i frutti. 

Meglio chiudere, non vorrei dimenticare di andare ad annaffiare la terra.

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Con questo post che non parla di viaggio, ma in un certo senso di viaggio umano, vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno istpirato a tornare a scrivere, tutti quelli che mi hanno strappato un sorriso tra le lacrime, che sono lontani ma vicini, che mi hanno dato voglia di vivere, autostima, esempio. Anche senza "mezza arancia" ho capito che devo molto alla vita.