Para ser feliz con los demás es necesario no pedirles aquello que no puedan darnos.

08 giugno 2014

Devo dire che questa è una delle migliori frasi che ho trovato ultimamente. Quante volte qui ho parlato della varietà di Madrid, per i suoi luoghi, per i gusti, per i locali, le attività. Ma prima di tutto come ogni città Madrid è fatta di gente, tanta gente, gente che si riversa nelle strade ogni qualvolta un evento invade la città, ogni domenica per La Latina, ogni "terracita", ossia tutti i bar con i tavoli all'aperto, pieni di gente a ogni ora dei pomeriggi soleggiati di questa calda primavera. Ormai si sa, non si privano di nulla i madrileni. Ma proprio perché in una fauna tanto grande e  differenziata, in una città tanto cosmopolita, con un viavai di gente che arriva va e torna perché se ne innamora, è ancora più difficile e richiede un occhio speciale differenziare quelli che in questo via  vai restano e quelli che no. Certo che è così in ogni ambiente, di lavoro e amicizie, e ci sono dei pattern comuni sempre. Le donne ad esempio, in eterna competizione in gelosie ingiustificate, che poi prendono come scuse emblemi maschili quando la ragione del conflitto è qualcosa di molto più ancestrale. Ma qui, è molto più facile sbarazzarsi dalla vista di qualcuno, senza giustificazione, ed è molto più facile sfuggire il compromesso, quel mostro terrorifico che normalmente mette pelle d'oca a tanti giovani indipendenti intorno ai 30. A Madrid, fuggire il compromesso è la cosa più facile, perché si può godere della vita facilmente, percè ci si sente sempre giovani, perché quasi nessuno si pone freni morali (e alcolici). 
Ecco perché leggendo questa frase, può cambiarti una giornata. In questa fauna, straniero e innamorato i Madrid, devi saperti proteggere. 

E allo stesso temo godere di quello che ti da ogni singolo incontro. Non chiedere a qualcuno di essere diverso, non chiedere a una falsa amica che si penta di averti tagliato da un gruppo mediocre, aspettarsi qualcosa da qualcuno, e dal famoso "paura del compromesso" rispondi con un: e io non ho paura di chi non vuole compromettersi. A volte quel bisogno che abbiamo di dare si può risolvere con una risposta completamente vuota. Ma solo il fatto che abbiamo quella voglia, e che non riceviamo nulla in cambio, ci fa essere quello che siamo. Non chiedere quello che non ci possano dare non e solo essere felici con gli altri, è essere felici con sé stessi, aver succhiato tutta la linfa dalle radici, essersi nutriti senza soffrire e far soffrire. Respirre a fondo quel profumo, aspetta l'alba per smettere di ballare, non pensare mai al risveglio, sapere sempre che dove si è e con chi, è la cosa migliore che poteva capitarci. A volte non sempre quello che ci aspettiamo o che pretendiamo degli altri è la cosa migliore, e proprio rispettando quella singolarità di non voler o non poter dare che si mantiene l'equilibrio di quell'organismo di dinamiche umane.
In questo inno alle relazioni personali, non si può dimenticare che qui come in qualunque altro posto del mondo, a volte c'è chi ci da tutto e non ce ne accorgiamo, o siamo troppo frenetici per ascoltare quella parola o abbiamo inconsciamente paura anche noi. Il mondo e le città e i microcosmi sono fatti di conflitti, in cui sempre spicca qualcuno che per definizione di intelligenza, risolve e ne esce vincente. 
     Non appena lo conosca mi farò fare un corso accelerato.

Verso i 30

02 giugno 2014
L'età. 
E' qualcosa di molto soggettvo nel senso di personale quello che vorrei condividere questa volta. Il bisogno umano di generalizzare, probabilmente rispecchia quella necessità di trovare normalità e generalizzare la situazione propria di ognuno. Quante volte abbiamo detto "è normale, a tutti succede", per sentirci un po' meglio. O viceversa, perdere come mal esempio quella mediocrità comune ed consapevolmente differenti perché convinti si non volere quello che vediamo in quella generalizzazione. Ma cosa cambia, quando arriva quell'età in cui iniziamo a fare bilanci di vita, siam contenti dei nostri obiettivi, ma sentiamo quel vuoto enorme, che ci semrba che i nostri vicini hanno riempito?
Nemmeno la scrittura è più la stessa, un po' come le più famose crisi d'identità degli scrittori nella loro eterna revisione, iniziano una pagina in bianco e facendo un cartoccio che poi finisce nel famoso cestino della stanza di lavoro, (o tutto intorno). Con il digitale non è più nemmeno possibile quello sfogo, quell'accartocciare disperatamente il foglio, mentre solo resta quella barra lampeggiante aspettando che le dita scorrano sulla tastiera, o che al contrario torni indietro correndo , con un delete, per poi essere di nuovo lì, quella barra verticale aspettando che il nero riempia quel vuoto ... Una barra lampeggiante come un ritmo cardiaco.

E capita in quest'età che i piaceri si usino per  riempire un vuoto, per trovare quel godimento istantaneo, e si codificano nell'errore. Il cibo, la scrittura, l'amore. Un'evoluzione lenta ed impercettibile, di cui poco a poco ti rendi conto, se hai avuto fortuna che finalmente hai ottenuto quello che sognavi 10 anni fa, quando quella forza ribelle ti strappava l'anima, e non ti restava che stringer i denti. Evoluzione di un capello bianco, di una ruga in più, quando si passa da quella speranza di un giorno in cui finalmente avremo tutto, alla consapevolezza che una volta ottenuto, non si potrà avere tutto e contemporaneamente. I più fortunati potranno dire, posso ottener tutto, semplicemente non posso averlo tutto nello stesso momento. La dura legge di Murphy, o chi ha pane non ha denti, o l'erba del vicino è sempre la più versa, e la dura legge del gol, sono una costante di noi. La cosa affascinante, è che fortunatamente la coscienza non è rassegnazione, al contrario è accettazione e paradossalmente lotta per avvicinarsi il più possibile a ciò che si desidera, e comportarsi nel modo più conforme all'ottenerla, non importa se non arriva. Accettare e non cercare di cambiare gli altri, ma saper cogliere da loro quello che ci possono dare, con distacco, fino a non alterarsi più. E' amare sé stessi prima di tutti, perché siamo gli unici con cui dovremo convivere per sempre. Pensare fuori dall'ordinario,  e grazie all'assenza di pregiudizio capire che non potremmo essere più felici di come siamo, che le cose non potrebbero andare meglio. Abituarsi alle delusioni, alle aspettative fallite, a quel qualcosa che non va come volevamo, perché non è in nostro potere... ma non abituarsi mai all'amore, a un abbraccio, a un sorriso , alle lacrime di un amico, a un viaggio di ritorno o di riconciliazione. Non abituarsi mai, e rischiare il più possibile. Non c'è niente di meglio avvicinarsi ai 30, e non avere assolutamente nessun rimpianto.


Prima o poi arriva il tempo per tutto - 2014

19 gennaio 2014


In quest’anno come non mai ho imparato che il tempo arriva, per tutto.

Da emigrata, e per non dimenticare il contesto madrileno, che resta sempre il fulcro intorno al quale girano vite diverse, avventure, girano soldi e girano lavatrici, anche in un contorno accelerato come questo, dobbiamo abituarci alla pazienza. A parte il fine/inizio anno, e a chi mi chiede continuamente: c’è crisi? vorrei rassicurare sul fatto che se la crisi c’è nei grandi discorsi globali e dove la mia intelligenza di intrattenitrice non arriva, la crisi può non esserci se ce la togliamo di torno. A Madrid si trova lavoro se si vuole, ho visto gente lottare, ma ho anche visto gente non accontentarsi e trovare il proprio obiettivo. Spero che chi è qui possa i confermarlo, e che chi no, beh meglio cerchi un’attitudine più positiva e la motivazione grande, di star bene. Credo che se non avessi avuto tante spinte al mio bisogno di essere indipendente e liberarmi dei problemi, probabilmente nemmeno sarei dove sono. Forse è già stato discusso per altri aspetti, ma vorrei ribadire che soprattutto nel tema lavorativo, agli spagnoli piace molto lamentarsi, e alla fine, solo alcuni decidono di sfruttare le opportunità di Madrid e delle reti sociali per prendere una decisione: andarsene dalla Spagna? alla fine devono ammettere che si sta troppo bene. Tutto arriva con fatica anche qui, anche tra un botellín e un altro, tapas baratas, e “garrafones” nelle discoteche,  va tutto bene quando dipende da noi.

     Spostando il tutto a un microcosmo qualunque, è quando ti bloccano in quell’irrazionale che non è proprio tuo, che ti senti perso, non lo puoi controllare, e la sofferenza che vuoi soffocare è proprio quella con cui devi convivere un tempo, e lasciarla con te finché non sarà lei ad andarsene. Credo che lo faccia gradualmente, allontanarsi, ma poi arriva uno di quei giorni in cui dici “oggi” e sai che è l’ultima volta che verserai una lacrima in più per quella piccola croce della tua vita. Anche se ce ne saranno altre, la vita è bella perché è così. E in un momento vedi chiaramente la saggezza innocente di quella cara amica che: "dalle cose che ti fanno male bisogna stare lontano", blocchi tutto come fosse un’opzione di privacy in social network e cerchi di aggrapparti a piccole cose che aiutino. Inizialmente riempi vuoti, i vuoti della non sofferenza, che a volte non sono altrettanto ideali, ma fanno parte di un percorso naturale. Ti aggrappi a quei propositi, che l’anno nuovo aiuta. E non sono d’accordo che mai i buoni propositi si portino a compimento. Certo se la maggior parte delle volte servono a chi li fa per mettersi l’anima in pace e sentirsi meglio per un mese, per poi tornare a frustrazione ancora più grande nel non averli compiuti, servono anche a chi dice che non li fa tanto non li compie, perché evidentemente crede di non aver nulla da migliorare o non ha voglia di impegnarsi a provarci. Devo ammettere che nonostante le forze di volontà più grandi riescano, non sempre è immediato il successo, soprattutto se i propositi sono tanti. Ma maturandoli, con alcuni si inizia male, quel’”oggi” vale anche per loro, che al contrario dei ricordi dannosi allontanandosi, quelli entrano poco a poco, dobbiamo solo essere aperti a sacrificarci per un breve tempo, ma anche quello nel fondo fa bene. Il godere tutto al massimo fa esplodere. Esplodi come dopo aver mangiato tanta cioccolata da non poterne più, da fare tanto amore che ti fa più male, da veder tanta incoerenza da passarti la voglia di cercare. E allora lasciamo spazio ai ricordi di tutti i tipi, a quelli più assurdi, dejavu di  concerti di tanti anni fa e altri più recenti, persone che si incrociano. E resti li, in quel limbo tra star bene ed essere felice, che non sono la stessa cosa.
Buon mese di buoni propositi a tutti, buon "oggi", buona ricerca.


Le tappe di... Madrid

10 settembre 2013

Il tempo a Madrid passa con le sue stagioni. Ma la cosa incredibile, è che chi vive a Madrid non è mai come se vivesse nella stessa cittá. È un movimento continuo, spostamenti persone infinite, il microcosmo dei nostri quartieri e le persone dello stesso cammino ogni mattino. Alcune le incroci con lo sguardo per settimane, e poi all'improvviso non più  Madrid è una cittá che accompagna in tante tappe, anche chi le brucia. Possono passare quasi 2 anni qui, e guardarsi indietro come se ne fossero passati molti di piú, come se fossimo cresciuti molto di più, come se le opportunità ci avessero sorriso anche quando il morale non ce lo faceva riconoscere. A Madrid si possono scoprire nuovi gusti musicali, ballare indie, provare nuovi sapori, una specialità per ogni gusto: ami il Gin Tonic, ti porto in un posto dove potrai trovarne 10 tipi diversi. A Madrid puoi condividere una appartamento da Erasmus, un appartamento con l'amico piú fratello del mondo, e vivere solo. In una città cosi, vivere soli probabilmente è un passo che si fa quando si ha già le radici e si è cresciuti un po' di piú. E c'è un appartamento bellissimo, occupato da una ragazza che si sente sempre giovane, che esce sempre di festa, che lavora tanto ma preferisce uscire presto, e andare a correre al Retiro... in un quartiere che si chiama Alonso Martinez. Questo quartiere pieno di gente "tirata" di giorno, la sera e ricca di locali: la piazza d'estate piena di "terracitas", per una birretta così informale, e per le vie un sacco di ristoranti e negozi chic. Il ristornate vietnamita dove ricordo qualche pranzo di lavoro, il negozio di abbigliamento femminile che sembra una serra, pieno di piante o fiori ovunque. Attraversato il quartiere, si arriva al perpendicolare Paseo de Recoletos, e da li il Retiro a un tiro di schioppo. Basta cambiare quartiere e sentire delle emozioni diverse, come aver cambiato cittá. Ho sempre pensato che uno delle parti piú affascinanti della mia città fosse Plaza de Cibeles, e tenerla alle spalle per guardar Gran Via. Ma quando abiti dall'altra parte della cittá è un po come se fossi sempre un turista. Uscire di casa al tramonto con la tuta da running e passare per quel cammino, lasciarsi la puerta de Alcalá alle spalle e correre al Retiro, é tutta un'altra esperienza. Questo parco è assolutamente enorme. Credo che mai l'ho visto veramente, e correndo per 8 km ancora non è sufficiente. Basta cambiare percorso per trovarsi in un angolo nuovo. Il pomeriggio settembrino ancora caldo permette approfittare ai gruppi di skateboardders (non esattamente il mio sport preferito, solo perchè sono una runner!), di roller blader, e degli sport piú disparati. Di persone che trovano il loro equilibrio con la yoga e altre leggendo un copione da recitare all'aria aperta, senza far caso a nessuno. Ma la cosa piú incredibile, è arrivare al tramonto sul lago: si possono vedere ovunque mille foto di quel lago, ma non sará mai la stessa cosa che arrivare a quel punto del tramonto annuvolato. Oggi era cosi, il cielo improvvisamente rosa pallido si rifletteva su quel lago esattamente nelle sue stesse sfumature. 

Probabilmente è proprio vero, quello che vediamo non è reale, è solo frutto della nostra interpretazione. Lo è tutto, anche quel rosa che vedi sul lago. Io spero che chiunque si avvicini a Madrid lo faccia con questa serenitá, perchè leggere parole di un blog non sarebbe la stessa cosa che viverla. Probabilmente i colori sono frutto della nostra anima, e il bianco e nero puó accompagnarci, nella solitudine di un film muto, anche se siamo qui, a Madrid, la viva per eccellenza, la più variopinta, di etnie colori e razze (dicono che si possono incontrare orsi panda tra la fauna locale). 

Ma nessun posto è come casa nostra, la casa che abbiamo scelto.  E da lí possiamo partire per accogliere solo chi ha un valore molto speciale.